Alcuni affermano che si scivola con facilità dall’aborto alla eutanasia. Non si tratta, nonostante tutto, di questioni ben differenti?

a) Bisogna costatare un fatto: nei Paesi in cui l’aborto è legalizzato, si definiscono rapidamente progetti o proposte di legge che mirano ad autorizzare l’eutanasia. Inoltre, tra coloro che militano a favore dell’eutanasia, si ritrovano molte persone già attive nelle campagne per la legalizzazione dell’aborto.

b) Si sa pure che, per legalizzare l’aborto, si è quasi sempre cominciato col violare la legge e sfidare i giudici; ciò, appunto, al fine di cambiare la normativa vigente. Questa tattica del fatto compiuto viene riproposta con l’eutanasia: la si pratica per poi legalizzarla. Tale processo di legalizzazione segue uno schema collaudato. Dapprima timidamente espresse, contrastate, lasciate cadere, le proposte riemergono con insistenza implacabile. A poco a poco diventano familiari all’opinione pubblica e prevalgono sulle reticenze del legislatore. Finiscono spesso col "trionfare" grazie alla "tattica della deroga".

c) La storia contemporanea ci mostra altresì che i sostenitori dell’eutanasia hanno talvolta utilizzato un diverso percorso per raggiungere il loro fine. La Germania nazista, per esempio, aveva regolamentato l’aborto: facile per le razze cosiddette impure, era proibito per le donne di stirpe ariana. Ma a grande scala è soprattutto la sterilizzazione che ha preparato gli animi ad ammettere l’eutanasia.

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