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Cinque anni dopo la Conferenza del Cairo

La Divisione della Popolazione del Dipartimento degli Affari economici e sociali delle Nazioni Unite ha pubblicato di recente la Revisione della Popolazione Mondiale 1998, Stime e Proiezioni. Questo documento conferma ciò che i demografi più autorevoli affermano da anni e che gli ambienti "malthusiani" sono ora obbligati a riconoscere: il tasso di crescita e gli indici di fecondità della popolazione mondiale stanno diminuendo ovunque, la popolazione invecchia, in molti Paesi il ricambio generazionale non è garantito.

Nel periodo 1965-1970, la popolazione mondiale è cresciuta del 2% annuo; oggi questo tasso è dell'1,3%. In 61 Paesi, che riuniscono il 44% della popolazione mondiale, l'indice sintetico di fecondità (numero di figli per donna in età feconda) è al di sotto della soglia di sostituzione. Affinché una popolazione si rinnovi, ogni donna deve avere 2,1 figli. Questo indice è di 1.20 in Italia e 1.15 in Spagna. Si prevede che nel 2050 questi Paesi avranno perduto il 20% del loro organico demografico attuale. Ecco dove ha portato il rifiuto dell'Humanae vitae! Questo calo generale della fecondità è universale ed è la causa della diminuzione dei tassi di crescita e dell'invecchiamento. Quanto all'età media, che divide la popolazione in due parti uguali, nel 1950 era di 23,5 anni. Nel 2050, per l'insieme della popolazione mondiale, sarà di 37,8 ma potrebbe raggiungere 45,6 nei Paesi industrializzati!

La Revisione 1998 afferma infine che nel 2050 la popolazione mondiale ammonterà a 8,9 miliardi. Negli anni scorsi la celebre Population Division ha diffuso cifre sensibilmente più elevate: 9,4 miliardi (Revisione 1996, pubblicata nel gennaio del 1998), 9,8 (World Population 1994), 10,0 (Population Projections, 1992).

I demografi della Population Division sono cauti circa i motivi di tale calo. Innanzitutto va osservato che le persone si sposano meno o si sposano più tardi. A ciò bisogna aggiungere le tecniche anti-natalità, la contraccezione, l'aborto, la sterilizzazione. Nel capitolo sulle conseguenze, la Revisione include lo popolamento: nel 2050 la popolazione di 56 Paesi avrà un tassa di crescita negativo. Dei 61 Paesi dove nel 1998 la fecondità non è stata sufficiente per il ricambio generazionale, 30 avranno una popolazione in calo nel 2050. L'aumento generale della speranza di vita continuerà certamente ad essere il motivo principale dell'aumento della popolazione e questo fenomeno sarà percepibile soprattutto nel Terza Mondo. Sarà tuttavia accompagnato da un invecchiamento della popolazione: dal 1998 al 2050 la popolazione ultrasessantenne si sarà moltiplicata per 9 nei Paesi in via di sviluppo! Fra le altre conseguenze di questo calo demografico occorre menzionare: gli squilibri nelle strutture demografiche per età fra i diversi Paesi, le migrazioni incontrollabili, la crisi dei sistemi di sicurezza sociale ed educativi, i conflitti fra le generazioni giovani e quelle anziane, ecc.

Con il linguaggio sobrio che le è proprio, la Revisione 1998 interroga seriamente la comunità internazionale. Il messaggio del documento è fondamentale: se nulla cambierà, la sopravvivenza dell'umanità potrebbe essere in pericolo. Emanato da uno degli organismi più rispettabili dell'ONU, il documento contiene quindi un invito rivolto a diverse agenzie della stessa ONU in vista dell'ICPD+5, ossia del quinto anniversario della Conferenza del Cairo (1994).

In effetti, da tale documento risulta che occorre procedere a una messa in discussione radicale del piano di azione ventennale, elaborato al Cairo, per controllare a ogni costo la crescita della popolazione mondiale. I discorsi allarmistici sul pericolo di una "sovrappopolizione" devono essere denunciati non solo come scientificamente insostenibili, ma anche come sospetti d'intossicazione ideologica. Non sono le nazioni sovrane a dover essere invitate a presentarsi davanti l'ONU per rendere conto di quanto hanno fatto per "applicare le risoluzioni del Cairo". Sono le agenzie dell'ONU che devono rendere conto del fatto di aver sponsorizzato -in nome di un "consenso" sospetto, anzi indotto mediante aiuti condizionati- programmi massicci di controllo demografico. Sono queste stesse agenzie a dover essere invitate a spiegare da dove derivano le loro velleità "messianiche" che le spingono a fare, ad esempio, dell'aborto, della sterilizzazione, del ripudio, ecc., i cosiddetti "nuovi diritti dell'uomo" e a ridurre la famiglia a una semplice modalità fra le tante modalità di patto precario di coabitazione.

La Divisione della Popolazione dell'ONU ha dunque validi motivi per preoccuparsi dell'uso perverso che a volte si fa, in seno alla stessa ONU, dei dati scientifici forniti dai suoi specialisti. Fra le cause principale del calo demografico mondiale, che la Divisione sta attentamente analizzando, vi sono la non conoscenza da parte di diverse agenzie dell'ONU dei dati della scienza demografica e le interpretazioni inammissibili di tali dati. Un'altra causa risiede in ciò che viene presentato come una "nuova etica", che, accantonando la famiglia, mina la solidarietà naturale e corrompe il tessuto della società umana. In tutto ciò la responsabilità dell'ONU è seriamente implicata e la sua credibilità ipotecata.

La salvezza deve provenire da due fonti. In primo luogo occorre che tutte le agenzie implicate tengano conto delle verità messe in luce da una scienza demografica che non sia al soldo di nessuno, di nessun gruppo privato, né di un Governo. Quindi occorre ritornare ai principi etici che hanno giustificato la nascita dell'ONU e che, soli, possono continuare a legittimare la sua missione.

Osservatore Romano, 30-01-99.

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