Il coraggio di dire "No"

Intervista con Michel Schooyans da Wlodimierz Redzioch

WR - L'Inizio del nuovo millennio è caratterizzato dalle conseguenze del crollo del Muro di Berlino: il dominio di una superpotenza mondiale: gli USA e il suo tentativo di instaurare "un nuovo ordine mondiale", il processo di globalizzazione economica e il riconoscimento del capitalismo come il migliore sistema economico, il relativismo dei valori, il pensiero debole e il rifiuto del "dogmatismo" delle religioni, il tentativo di trasformare l'ONU in un governo mondiale e, in Europa, la costruzione dell'Unione Europea. Secondo Lei Professore, questi processi rendono il nostro mondo più democratico e giusto?

MS - Parliamo prima di tutto dell'idea del governo mondiale. Essa non è del tutto nuova. Dall'inizio di questo secolo si fecero già dei tentativi di creare tale governo, ma recentemente Willy Brandt (ex-primo ministro tedesco) e Jan Tinbergen (olandese, premio Nobel per l'economia) hanno lanciato di nuovo l'idea di una "governance" mondiale. Mi colpisce il fatto che l'ONU stia evolvendo in questa direzione e le sue agenzie stiano diventando una specie di ministeri del nuovo governo. È un fenomeno preoccupante perché è un tentativo di omologazione e di distruzione delle particolarità nazionali, culturali, politiche ecc. che sono la ricchezza del mondo.

Oggi si nota che l'ideologia comunista ha sopravvissuto al crollo dei regimi comunisti. Secondo me, il progetto del governo mondiale ha diversi connotati del progetto comunista della Internazionale. Ce ne sono tanti indizi. Uno di loro è la cosiddetta ideologia del "gender" tanto di moda negli ambienti delle Nazioni Unite. L'ideologia "gender" ha diverse radici tra cui una radice marxista: Friedrich Engels, un collaboratore di Carl Marx, ha elaborato in chiave di lotta di classe i rapporti tra donna e uomo come un prototipo del rapporto conflittuale. Per Marx contava il conflitto tra padrone e schiavo, capitalista ed operaio; per Engels invece, è l'oppressione della donna da parte dell'uomo in un matrimonio monogamico. Perciò la rivoluzione deve cominciare con l'abolizione della famiglia. A questa fonte attinge la moderna ideologia del "gender".

Tinbergen ha collaborato nel 1994 nella preparazione del rapporto annuale del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. In questo rapporto, l'economista in modo esplicito dice che bisogna formare un governo mondiale senza il quale ci sarà il caos. Le idee di Brandt e Tinbergern fanno in un certo modo eco a un politologo che in Polonia è ben conosciuto, Zbigniew Brzezinski. Nel 1969 Brzezinski ha pubblicato un libro importante intitolato "Between two ages"; l'autore dice che, se gli Stati Uniti non prenderanno in mano la leadership del mondo, se non utilizzeranno l'ONU per creare un governo mondiale, ci sarà un caos e un conflitto tra il Nord e il Sud del mondo.

Come vede, il progetto della mondializzazione, del governo mondiale è oggi qualche cosa di ben affermato.

Parallelamente al progetto della 'mondializzazione' esiste il processo della globalizzazione economica, che consiste nell'interdipendenza economica. In questo progetto dell'economia globale si parla anche dei diversi ruoli dei vari Paesi: nei Paesi ricchi si dovrebbe concentrare l'attività che crea più valore aggiunto; i Paesi in via di sviluppo dovrebbero invece diventare prima di tutto i fornitori delle materie prime (lì bisognerebbe concentrare l'industria pesante, inquinante ecc.).

La globalizzazione preoccupa anche perché chi controlla le cose controllerà anche gli uomini.

Dobbiamo attirare l'attenzione della gente che in questo mondo in evoluzione persistono due progetti di matrice comunista: la distruzione della nazione e quella della famiglia.

 

WR - Come mai le élite intellettuali, economiche, politiche dell'Occidente vanno d'accordo con gli ex-comunisti dei Paesi dell' ex-blocco comunista?

MS - Perché li unisce l'idea di lotta o se qualcuno preferisce, di selezione. Nel comunismo conta la lotta di classe: la borghesia ha vinto la nobiltà feudale perché era più forte, la classe operaia vincerà la borghesia quando diventerà più forte. Questo concetto della ragione del più forte, dell'eliminazione del debole, si trova anche nella pura ideologia liberale: darwinismo sociale, lotta per la sopravvivenza tra gli individui e anche tra le nazioni.

 

WR - Ma tutte e due queste ideologie sono materialiste ed attingono dal pensiero di Hegel, dalla sua teoria del padrone e dello schiavo ...

MS - La teoria di Hegel è la radice comune di queste due ideologie basate sulla selezione e la lotta per la vita. Ma oggi non ci si limita alla selezione naturale di cui parlava Malthus; si introduce anche la selezione artificiale de Galton. Così nasce l'eugenismo, la selezione degli esseri migliori secondo le esigenze della produzione o del consumo.

Invece, le pagine del Vangelo parlano dei deboli, degli ammalati, degli esclusi, dei peccatori ai quali Gesù restituisce la dignità dell'uomo. Questa morale cristiana è in contraddizione con l'etica del marxismo e del neoliberalismo odierno che si basa sulla constatazione che la natura è violenta, la natura elimina i più deboli. Se noi cristiani proclamiamo la dignità dei deboli –dicono– agiamo contro la natura. Per questo motivo nel mondo di oggi il Vangelo da fastidio, disturba come mai prima.

 

WR - Allora, la Chiesa di oggi torna ad essere "un segno di contraddizione", l'unica istituzione che difende ogni uomo, che proclama i valori antropocentrici...

MS.- É vero. Nel comunismo l'uomo non conta, conta il partito, la società, lo Stato; nel capitalismo conta il mercato; l'uomo conta soltanto se produce e se consuma.

L'antropocentrismo cristiano è stato contestato, anche sotto l'influenza di New Age, dalle teorie holistiche che percepiscono l'uomo come una particella dell'universo. Secondo queste teoria l'uomo è il risultato dell'evoluzione: è apparso in un certo momento dell'evoluzione del mondo e sparirà. E' quest'uomo deve prima di tutto rispettare la natura, onorare la Terra-Madre, Gaia. Per rispettare la natura, l'uomo dove anche controllare le nascite per limitare la popolazione mondiale. Queste tematiche sono state trattate nelle conferenze internazionali, come a Rio de Janeiro (1992), tra l'altro dai personaggi come dalla directora dell'Organizzazione Mondiale della Sanità a Ginevra, Go Harlem Brundtland.

A questa visione del mondo è legata anche la cosiddetta "moralità naturale", che vuol dire che l'uomo è sottomesso alla natura.

 

WR - Come questa visione del mondo si inserisce nei processi di globalizzazione e di mondializzazione?

MS - Le do' un esempio: il Brasile ha tante ricchezze naturali, tra cui anche la famosa foresta amazzonica. Si alzano le voci che dicono che i brasiliani non sanno amministrare questa foresta. Allora bisogna mettere la foresta, il "patrimonio del mondo", sotto il controllo internazionale. E la stessa cosa succede con gli altri Paesi africani o asiatici: si tenta di limitare la sovranità nazionale e controllare la popolazione in nome di queste nuove filosofie panteiste e monistiche.

Il cristianesimo dice che gli uomini devono gestire la natura in modo moralmente responsabile anche per rispetto verso le generazioni future, ma non può accettare in nessun modo la supposizione che l'uomo è soltanto una particella della natura.

 

WR - Lei parla delle ideologie pericolose di certe elite di oggi che possono minacciare il cristianesimo. Ma come un uomo comune, che non sempre Ë preparato intellettualmente, può difendersi da queste ideologie publicizzate dai mass media?

MS - Come difendere la gente da certe idee? Tramite la scolarizzazione, anche se la scolarizzazione è un'arma a doppio taglio: può essere un'occasione per imparare tante cose, per educare ai valori, per trasmettere la cultura, ma può essere anche un metodo di colonizzazione ideologica e di controllo della gente. Il vero progresso della società passa attraverso l'apprendimento di pensare liberamente e criticamente.

Amartya Sen, il premio Nobel del 1998, insiste anche su un altro fatto: non c'è la vera democrazia se tutti i cittadini non hanno un libero accesso al sapere, alle informazioni veritiere.

La cosa che mi colpisce tanto è il fatto che non ci sia la volontà di condividere la più grande ricchezza dell'uomo di oggi: il sapere. La causa principale della povertà nel mondo contemporaneo è mancanza d'accesso al sapere. Penso anche che questo è il risultato di una precisa politica. Se volessimo fare in tutto il mondo una rete di scuole elementari, ci sono i mezzi per farlo. Ma non lo facciamo. Si tiene tanta gente nell'ignoranza e dopo si dice che siamo troppi e si sterilizzano le donne. E secondo una certa logica capitalista totalmente inammissibile, effettivamente siamo troppi.

 

WR - Per tanto tempo lo Stato nazionale era un ambito in cui i cittadini tentavano di costruire la democrazia. Oggi, con l'aumento delle istituzioni sovranazionali politiche e economiche, con l'accelerazione del processo della globalizzazione economica che abolisce le frontiere per il capitale si può ancora parlare dell'indipendenza degli Stati? Gli Stati non sono più indipendenti e più lo Stato è povero più è dipendente.

MS - I Paesi come la Polonia hanno un grande ruolo da svolgere. Tanti fanno capire che accettare le leggi come la legge sull'aborto sia una specie di biglietto d'ingresso nell'Europa comunitaria. Bisogna avere il coraggio di dire "no".1 Se la Polonia dicesse "no", sarebbe un gesto profetico per tutta l'Europa. Anche in Belgio il re Baudouin ha detto "no" alla legge dell'aborto. Sono i gesti che essigono molto coraggio, ma dobbiamo renderci conto che il problema dell'aborto non è uno dei problemi; è "il problema". La società che accetta l'aborto, vuole decidere la sorte degli innocenti e degli indifesi. Prima si sopprimono i non nati, dopo gli handicappati e dopo, perché no, i vecchi che danno "fastidio" o sono ammalati.

Bisogna scegliere se vivere in una società che rispetta il comandamento "Non uccidere" o no. Se non lo si rispetta, si entra in una nuova barbarie.

Io vivo in un Paese dove l'aborto è legalizzato e dove adesso si tenta di legalizzare l'eutanasia, che peraltro è già praticata. Tutto questo sembra normale: se i genitori sono autorizzati ad ammazzare i figli, dopo i figli si sentono di ammazzare i genitori. E' la stessa logica.

 

WR - Ma nel mondo di oggi è vietato manifestare le idee che non coincidono con la filosofia liberal-libertaria dominante...

MS - Lei tocca un problema importante: l'omologazione universale. Si tenta d'imporre a tutti certe idee, per esempio l'idea che l'aborto e l’eutanasia sono dei diritti umani, che la coppia omosessuale è la stessa cosa del matrimonio. Ma, ripeto, bisogna avere il coraggio di dire "no" a questa violenza. La Chiesa era sempre da parte degli innocenti. Dobbiamo resistere, anche ai tentativi dell'Unione Europea e dell'ONU di introdurre i "nuovi diritti" dell'uomo.

 

WR - Nella storia la Chiesa si metteva spesso a condurre i grandi cambiamenti nella vita sociale, economica e politica del mondo. Il Papa parla anche della globalizzazione del bene e della solidarietà. Secondo Lei, la Chiesa può influire positivamente sul processo di globalizzazione?

MS - Questo è il ruolo della Chiesa e la Chiesa lo faceva nel corso dei secoli. Se guardiamo Gesù, notiamo che si occupava dei reietti della società a cui ha ridato la dignità. Nella storia i cristiani, i santi imitavano Gesù riconoscendo la dignità di tutti gli uomini, anche delle vittime della società.

Nella società di oggi si tenta di colpevolizzare le vittime da eliminare: per esempio, il bambino non nato è colpevole di complicare la vita dei genitori. La Chiesa deve difendere le vittime innocenti, anche Gesù era una vittima innocente, Agnello di Dio innocente.

La logica evangelica è totalmente contraria a questa violenza naturale del mondo: violenza di classe, di mercato, tra i sessi. Il ruolo della Chiesa in questo mondo è di sostituire questa logica della violenza e della competizione con la logica dell'amore.

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  1. La Pologne a dû souvent montrer au monde entier qu’elle avait le courage de dire non. La dernière fois qu’elle l’a fait, c’était il y a une vingtaine d’années quand, sous l’impulsion héroïque de Jean-Paul II, elle a donné le coup de grâce au communisme soviétique. Pourquoi ne rejetterait-elle pas, aujourd’hui, des lois qui veulent instaurer chez elle une nouvelle culture de la mort?

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