Consenso e controsenso.

Il professor Schooyans all'attacco della falsa compassione

 

Da l'Aja

 

Donnini Debora

Tempi

Numero: 21 - 24 Maggio 2001

 

"E’ vietato suicidarsi in classe". Nel regolamento di una scuola d’Olanda ci si può imbattere anche in un divieto di questo tipo. Parlando con una ragazza vissuta nel paese nordeuropeo per molti anni, viene fuori l’immagine di una società senz’altro ben organizzata e tollerante; ma non è tutt’oro quel che luce. Sembra, per esempio, che i vecchietti non siano poi così tranquilli e felici dell’approvazione di una legge come l’eutanasia, e che fra i giovani olandesi si stia facendo largo, pian piano, una tendenza di pensiero che non giudica in modo così severo la pena di morte.

 

Michael Schooyans, professore all’Università di Lovanio e membro dell’Accademia pontificia di scienze sociali, viene da questo nord Europa molto tollerante e anche un po’ inquieto. Fu con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo nel 1948 – spiega Schooyans a Tempi - che si sentì la necessità di rifarsi, appunto, ad un codice comune di diritti dopo gli orrori a cui si assistette con la seconda guerra mondiale. Schooyans rimarca la benefica influenza che tale dichiarazione ebbe, ma mette in guardia su quanto sta accadendo oggi, anche presso alcune agenzie dell’ONU, e si sofferma sui cosiddetti "nuovi diritti", come il diritto all’aborto e all’eutanasia. In proposito Schooyans - autore di due interessanti libri "Nuovo disordine mondiale " e "La face cachée de l’ONU" - rileva: "Quando si apre la porta per contestare il diritto di ognuno alla vita, tutto l’edifico dei diritti umani svanisce". E qui torniamo al discorso dei "nuovi diritti umani" e dell’Olanda. "Se infatti – prosegue Schooyans nell’intervista a Tempi- un essere umano non merita protezione, si instaura di fatto una forma di discriminazione". Schooyans definisce poi un paravento la bandiera della compassione, sventolata per introdurre l’eutanasia, e ricorda – ma in fondo lo sappiamo tutti molto bene – che ciò di cui malati e vecchi hanno bisogno è di amore. Per quanto riguarda poi la malattia, invece di fare i tifosi dell’eutanasia, ci si chiede perché non si strilli con voce altrettanto forte per chiedere una seria introduzione di terapie anti-dolore, che renderebbero – giustamente – più sereno l’ultimo periodo di vita di tante persone. 

 

Ma per capire meglio la questione, Schoooyans si rifà alla tematica del consenso. Un tempo –spiega - il consenso, in senso filosofico, consisteva nell’adesione ad una verità che veniva riconosciuta universalmente valida. Essendo però morta e sepolta la verità, in senso filosofico, il termine consenso ha dovuto cercarsi un altro corpo; ed è così che si è reincarnato in quello di "accordo pragmatico": la verità non esiste, ma su qualcosa bisogna pure convenire per andare in una qualche direzione. Ecco allora che il consenso, secondo Schooyans, assume oggi il significato di "consenso dato ad un progetto". In questa seconda accezione l’accordo è dato dalla volontà e non dall’intelligenza. Se dunque non esistono più diritti di natura, ciò che rimane è convincere per ottenere il consenso della "maggioranza" sui "nuovi diritti". A settembre impegnato in una disputa di questo tipo, fu il cardinale Ratzinger, prefetto della Congregazione della fede, che dovette confrontarsi con Paolo Flores D’Arcais, secondo il quale i valori non sono iscritti nella natura, ma sono il portato di un’evoluzione storica. In risposta il cardinale suggerì al prof. D’Arcais di dare un’occhiata allo Stato nazista: chi aveva compiuto certi crimini in Germania, lo aveva fatto rispettando le leggi dello Stato, leggi generate proprio da un’evoluzione storica, ma che di fatto violavano il diritto naturale. Certamente la problematica dei diritti umani è molto amplia e non esauribile in poche righe. Schooyans lancia però un interrogativo che merita attenzione: con l’eliminazione di questi diritti di natura, la società si espone inevitabilmente al dominio del più forte, perché si introduce un criterio discriminatorio fra gli esseri umani; allora: finché si è utili, belli e sani, bene, e poi?

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