Il Giubileo delle Famiglie

III Incontro mondiale con il Santo Padre

 

Un "capitale umano" da riscoprire e da valorizzare

 

Michel Schooyans, Consultore dei Pontificio Consiglio per la Famiglia 

Osservatore romano, 12 ottobre 2000

 

Al giorno d'oggi la famiglia deve affrontare diverse difficoltà: chi oserebbe contestarlo? Basta guardarci intorno per constatare la facilità con la quale i giovani rifiutano d'impegnarsi nel matrimonio e con la quale la gente divorzia.

 

Inoltre accade molto spesso che i coniugi decidano di non avere figli. Solo pochi anni fa la donna era naturalmente aperta alla trasmissione della vita; con la diffusione della contraccezione, ella è spesso nell'impossibilità di concepire.

 

Il figlio è posto frequentemente sullo stesso piano di quegli oggetti del desiderio tra i quali si sceglie e che poi si consumano.

 

Il Congresso internazionale teologico-pastorale che precede il Giubileo delle Famiglie si prefigge in primo luogo di delineare la condizione della famiglia d'oggi.

 

In effetti bisogna rilevare che al giorno d'oggi lo stesso termine "famiglia" è oggetto di numerose manipolazioni. Esso, in particolare, è utilizzato abusivamente per designare unioni diverse da quella della famiglia.

 

Il primo obiettivo del Congresso è quindi quello di riaffermare l'identità della famiglia come realtà naturale. Quest'ultima si fonda sul matrimonio monogamico, ovvero sull'unione stabile e feconda dell'uomo e della donna.

 

Tale unione non consiste in un semplice contratto civile, sempre derogabile, tra due individui. Essa dà vita ad una realtà nuova. Già il diritto romano, abitualmente così misurato, moltiplica le espressioni per designare l'identità della famiglia come realtà naturale.

 

Il Congresso non si limiterà a considerare le conclusioni che si traggono dallo studio della famiglia propriamente detta. Esso deve anche considerare i risultati delle ricerche più recenti che riguardano i figli.

 

Dal momento che il figlio è posto sullo stesso piano dei beni materiali, in un'epoca in cui la sua stessa vita è minacciata dall'aborto, dall'infanticidio e a volte dall'eutanasia, colpisce il constatare che degli studi scientifici di alto livello lo mettano fortemente in luce.

 

Alcuni demografi sono stati tra i primi a suonare il campanello d'allarme: il calo delle nascite, che già risulta drammatico nei Paesi ricchi rischia di affliggere in un prossimo futuro anche i Paesi poveri.

 

Dappertutto la popolazione tende ad invecchiare, non si rinnova e talvolta diminuisce.

 

Ora gli economisti sono chiari: lo sviluppo e la ricchezza delle nazioni dipendano dal capitale umano. Il miglior investimento che possa fare una società consiste nel lanciare delle politiche volte ad incoraggiare risolutamente la famiglia e ad offrire a tutti i bambini la migliore educazione possibile.

 

Tale educazione non si risolve nell'acquisizione del sapere e delle tecniche. Essa è anzitutto formazione all'iniziativa, alla responsabilità, alla solidarietà, al servizio.

 

Le conclusioni dei migliori economisti di oggi sono convergenti: è nella famiglia che si forma prima e soprattutto questo capitale umano.

 

Queste argomentazioni, sviluppate soprattutto dai demografi e dagli economisti, devono essere svincolate dalle connotazioni utilitariste che esse possono presentare.

 

È questo uno dei compiti che attende il Congresso internazionale teologico-pastorale.

 

Si dovranno mettere in rilievo le ragioni antropologiche e teologiche che militano in favore della famiglia e del capitale umano.

 

Si dovrà inoltre evidenziare che questo nuovo antropocentrismo richiede che lo Stato e le organizzazioni internazionali ridefiniscano politiche realmente favorevoli alla famiglia, all'infanzia, all'educazione, e infine alla rivalutazione del ruolo della madre all'interno della famiglia e della società. 

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