Poiché gli aborti ci sono, non è meglio legalizzarli per farne un atto medico, purché essi che siano effettuati «in buone condizioni»?

Un atto medico non è definito dall’uso di strumenti sanitari, di farmaci, di attrezzature ospedaliere, né dall’impiego di conoscenze o di tecniche, e nemmeno necessariamente dal titolo universitario di cui è insignito chi lo compie. L’atto medico è definito da una finalità: salvare la vita, migliorare la salute. Il bagnante che pratica la respirazione artificiale alla persona che stava per affogare, compie un atto medico. Il medico che collabora alla tortura non realizza un atto medico. Che il boia sia sostituito dal clinico non basta a fare del supplizio un atto medico.

Parimenti, che l’aborto sia praticato da un medico, e che le tecniche ne siano altamente perfezionate, non basta a farne un atto medico.

Dalla clava alla bomba al neutrone gli uomini non hanno smesso di fare «progressi» nell’arte di uccidere i loro simili «in buone condizioni». Nel 1941 i medici SS di Auschwitz si rallegravano per aver «umanizzato» lo sterminio nei Lager: avevano sostituito l’ossido di carbonio con un gas a base di cianuro. Gli stupri e gli omicidi si commettono sempre in cattive condizioni (almeno per le vittime). Vanno organizzati dei centri in cui gli stupri e gli omicidi siano fatti in «buone» condizioni (per i loro autori), sotto controllo medico?

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