La legislazione che liberalizza l’aborto è tale da minacciare la separazione dei poteri e, di conseguenza, la qualità democratica delle nostre società?

La votazione delle leggi che liberalizzano l’aborto ha avviato un processo che rende precaria la separazione dei poteri, uno dei criteri essenziali per definire democratica la società. Questa separazione riceve, nel diritto occidentale, una luce particolare proveniente dalla distinzione tra diritti dell'uomo e legge positiva.

Il legislatore si sforza di elaborare leggi giuste, rispettose cioè dei diritti inalienabili dell’uomo: enuncia norme giuridiche, formula diritti e doveri, stabilisce pene che sanzionano la disobbedienza. L'attività del legislatore si situa dunque a un livello di generalità, che conferisce alla legge un carattere transpersonale. Il suo compito non è quello di fare applicare la legge.

Fare applicare la legge è compito del giudice. È al potere giudiziario che spetta valutare la responsabilità soggettiva di coloro che sono accusati di violazioni oggettive della legge. Il giudice non negherà la realtà del crimine, ma, nel determinare la pena, terrà conto delle circostanze attenuanti o aggravanti.

Il legislatore che pone leggi in funzione degli interessi di soggetti particolari - singoli, gruppi, lobbies - darà prova di parzialità, di ingiustizia, di arbitrio, di abuso di potere. Ma il giudice, che si limitasse a un’applicazione meccanica e cieca della legge, commetterebbe anch’egli un atto ingiusto e arbitrario.

Si vede dunque il rischio che la legislazione sul rispetto della vita fa correre alla separazione dei poteri. Se legiferasse in funzione degli interessi di una potenza straniera, il legislatore si renderebbe colpevole di alto tradimento. Quando il legislatore eccede il suo potere accrescendo abusivamente l’àmbito di sue competenza, il giudice è ridotto al rango di esecutore delle deliberazioni più o meno arbitrarie del legislatore. Occorre dire che il pericolo diviene ancora più grave quando la legge è emanazione diretta della volontà dell’esecutivo? La legge, e con essa la magistratura, rischiano allora di diventare appendici dell’amministrazione.

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