Le nazioni occidentali non rivelano una certa incoerenza nell'esportare prodotti abortivi, mentre continuano a porsi come campioni di democrazia e di sviluppo?

Sarebbe opportuno che le nazioni occidentali, così sollecite nel porsi come «modelli» per il mondo intero, spiegassero una buona volta in che modo riescano a conciliare la duplice missione che si arrogano: da una parte, quella che si esprime nell'atteggiarsi come paladini dell'aiuto allo sviluppo1, ad araldi dei diritti dell'uomo ovunque e per tutti nel mondo; nel' altra, quella di medicalizzare, a profitto dell'establishment, i problemi politici, economici e sociali offrendo alle classi dirigenti l'arma assoluta contro gli «indesiderabili».

Questa ambiguità ipoteca, agli occhi del mondo, la credibilità delle nazioni interessate. A che titolo, per esempio, uno Stato che copre la produzione di una pillola abortiva potrebbe fregiarsi continuamente di essere il prototipo della democrazia, cioè il faro per i Paesi del Terzo Mondo? Come uno Stato che occulta la distribuzione di quel prodotto (o di altri simili) potrebbe ancora essere preso sul serio quando pretende di «pentirsi» al ricordo dei suoi errori passati?

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  1. Cfr il sorprendente libro di Graham Hancock, Lords of Poverty. The Power, Prestige and Corruption of International Aid Business, New York, The Atlantic Monthly Press, 1989.

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