Per una società democratica, non è forse essenziale favorire al massimo la libertà degli individui?

La volontà di liberalizzare l'aborto è motivata dalla concezione fortemente riduttiva che della libertà hanno molti nostri contemporanei. Questa concezione è così oltranzista da non lasciare spazio all'idea di uguaglianza tra gli uomini, né, di conseguenza, all'idea di dovere.

a) Secondo questa concezione la libertà consiste, per ciascun individuo, nel fare tutto quello che gli sembra buono, nel conformare la sua condotta a quanto a lui piace. La coscienza individuale produce ogni momento la norma morale che le conviene in questa o quella circostanza. Tale concezione della libertà induce a ritenere che, nella loro condotta, gli uomini non devono avere come referente un bene da perseguire o un male da evitare. Ognuno definisce a proprio gusto sia il bene come il male. È perciò che Giovanni Paolo II, nell'enciclica Veritatis splendor, ricorda che è la verità a dover orientare la libertà e non il contrarlo e che la verità non è una «creazione della libertà». Non compete al singolo definire il bene e il male a suo piacere.

b) È la ragione per cui, in una società fortemente segnata dall'individualismo di ciascuno, tutto (e non importa che cosa) diviene negoziabile, dall'aborto all'eutanasia, passando per ogni forma di discriminazione. Non si cerca più, insieme, il bene; non c'è più sforzo congiunto per la giustizia. La nozione stessa di bene comune diviene priva di senso: il solo bene è quello particolare. Nella società non c’è più spazio che per il compromesso. Dobbiamo scambiarci i nostri punti di vista con fair-play, con tolleranza assoluta, intorno a ciò che ognuno, al momento, ritiene bene o male.

Per evitare il più possibile gli inconvenienti della vita con gli altri, per non sprofondare nell'anarchia, bisogna dunque armonizzare gli interessi particolari. Tutte le opzioni sono «ugualmente rispettabili», ma ciò non impedisce che, per ragioni di utilità o di interesse, ci si debba attenere a una morale meramente «procedurale». È il trionfo dei comitati di etica, in cui si procede a casaccio, senza riferimento a princìpi morali normativi che si impongano universalmente. Di qui l'appello alla tirannia della maggioranza e alla tattica della deroga. Particolarmente in quest'ultimo caso, si trasferiscono al diritto i procedimenti della casistica: come quest'ultima corrompe la morale, così la tattica della deroga perverte il diritto. Si rifiuta di primo acchito ogni riferimento ai princìpi generali del diritto per conformarli ai gusti e agli interessi di coloro ai quali si vuol piacere. È il ritorno trionfante della sofistica. Ciò che viene proibito, qui e oggi, potrà essere permesso là e domani, poiché la sola cosa che importa sempre e ovunque è di disturbare il meno possibile gli individui, che, a loro volta, desiderano essere disturbati il meno possibile.

c) Non c'è più posto per una morale che si imponga a tutti e che sottenda il tessuto della comunità umana. Infatti, con una concezione della libertà di tal genere, tutto è reso relativo. L'idea stessa di una Dichiarazione universale del diritti dell'uomo diviene vuota di senso. Non vi sono che individui, e l'esaltazione parossistica della libertà di ciascuno garantisce un avvenire di divisioni esasperate tra gli uomini.

d) Le democrazie occidentali, nella loro maggioranza, sono in decadenza, perché, invece di orientarsi muovendo da valori - come la verità, la giustizia, la solidarietà - si richiamano a consensi provenienti da determinazioni meramente «procedurali». Nazionali o internazionali, le assemblee politiche sono diventate, per così dire, comitati di etica allargati, dove i più forti si adoperano per imporre un consenso in accordo con i propri interessi.

e) È pertanto impossibile edificare una società più giusta e più umana là dove, per raggiungere questa meta, ci si rifiuta di riconoscere a tutti gli uomini gli stessi diritti fondamentali.

f) In breve, questa concezione iperindividualistica della libertà si ritorce contro la libertà stessa. Con questa concezione della libertà, la dimensione politica dell'esistenza umana viene totalmente rifiutata e si cade nell'anarchia, la quale è insieme assenza di princìpi, dunque di autorità legittima, e di governo sollecito del bene comune.

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